NO EAP, Editoria A Pagamento – La storia continua…

Come? Non ho capito bene: l’autore deve comprare un determinato numero di copie (80 è solo il minimo), pagandole peraltro al prezzo previsto di copertina? E per quale motivo? L’autore deve scrivere, rivedere, editare, partecipare alla realizzazione grafica dell’opera; questo è il suo ruolo. Ma che c’entra con il comprare tutte queste copie? L’autore, si spera, il libro potrà venderlo, non comprarlo. Se volesse pagare le copie, andrebbe da un tipografo. Un ribaltamento dei ruoli bello e buono. Sarebbe come se lo sceneggiatore o il regista pagassero il produttore per la realizzazione di un film o di uno spettacolo teatrale, o come se una band pagasse la casa discografica per la pubblicazione di un disco… Gli esempi potrebbero essere infiniti.

Qualcosa, anzi parecchio, non quadrava. Così ho preso a indagare sul web, dove ho scoperto che esistono molti blog, directory e portali che denunciano questo malcostume, ricchi di testimonianze di coloro che in quelle grinfie ci sono caduti, rimettendoci magari tutti i loro risparmi e, ulteriore danno che si aggiunge alla beffa, vedendosi chiudere le porte in faccia da costoro nel momento in cui hanno saldato i conti. Altro che promozione, presentazioni, invii di copie a critici, biblioteche e fiere. Niente di niente. Consegnate le copie pagate, non hanno avuto neanche l’onore di ricevere risposte alle loro email e telefonate. Abbandonati nel nulla. Pratica chiusa.

Grazie alla Rete mi è stato possibile non cadere in questa truffa. Sì, perché di vera e propria truffa si tratta, anche se purtroppo non esiste una normativa in merito. E allora che si vada fino in fondo. Ho scovato un portale, writersdream.org, carico d’informazioni utili, molto ben curato e costantemente aggiornato, in cui esiste la sezione “Editori non a pagamento“, “Editori a pagamento” e “Editori a doppio binario“.

Lettura molto istruttiva, che consiglio a tutti coloro che siano interessati all’argomento.

Al termine, la decisione definitiva: rivolgermi esclusivamente agli editori NON a pagamento. Editori che svolgono il proprio lavoro con onestà e rispetto dei ruoli. È stato come uscire da un labirinto e tornare a respirare aria pulita. L’elenco era lungo, per fortuna, e, per ogni casa editrice, c’erano numerosi riscontri positivi.

Infine, sono approdata a Divergenze, che mi ha contattata per informarmi dell’interesse per la mia opera, La leggenda di Nitrodi. Il mio dilagante pessimismo ha dovuto arrendersi: esistono ancora persone con valori alti e sinceri, dunque il mondo non è popolato da soli bipedi. Cominciò così un’intensa comunicazione con l’editore, che mi lasciava stupefatta: mi parlava di cultura, d’impegno nella pubblicazione di opere valide, della volontà di proseguire sulla strada della qualità. Citava con grande naturalezza scrittori del passato e contemporanei, ne commentava gli scritti, creava paralleli, poneva domande stimolanti, demoliva pseudo-dèi creati ad hoc dal marketing editoriale, spiegava le motivazioni ambigue e scorrette dell’editoria a pagamento… Ero coinvolta, rapita da quel fiume in piena, eppure una vocina, da qualche parte dentro di me, mi sussurrava: “Mantieni alta la guardia. Prima o poi arriverà la doccia fredda. Ti è già capitato: sei entrata in una giungla, cerca di salvarti la pelle”.

E invece… era tutto vero. Si sono dedicati al mio editing con una pazienza infinita, pronti a discutere su ogni punto, a rivedere una loro posizione quando gli fornivo motivazioni attendibili, a ricevere le mie obiezioni con attenzione e senza preconcetti. Dopo mesi di lavoro, ho infine ritenuto che fossimo arrivati al traguardo, inviando il mio “Visto, si stampi“. Sin dall’inizio dei lavori, il mio editore m’aveva informata che, per correttezza, mi avrebbero inviato il contratto solo al termine dell’editing. Il che poteva essere letto nell’ottica positiva di “se non sarai soddisfatta della nostra collaborazione, e soprattutto dei risultati, potrai non firmare il contratto” e questo, tra le righe, significava che mi sarei ritrovata con un editing professionale per il quale non avevo sborsato un centesimo e che avrei potuto sfruttare con un’altra casa editrice. Nell’ottica negativa, invece, poteva significare che, a fronte del lavoro svolto per e con me, mi avrebbero inviato un contratto in cui esigevano un compenso sia per l’editing che per la successiva pubblicazione. A cose fatte, il ricatto sarebbe stato più efficace.

Ero in mezzo al guado. La fiducia era cresciuta notevolmente, ma proprio per questo mi sentivo più esposta. La delusione sarebbe stata cocente.

Ma non avevo tempo di pensarci, perché, dopo pochi minuti dall’invio del file definitivo con il “Visto, si stampi”, fui colta dall’esigenza insopprimibile di scrivere un meta-testo, non immaginando a cosa potesse servire o finanche se avesse un perché. Lo vergai quasi in maniera inconsapevole: le dita scorrevano sulla tastiera, i pensieri s’imprimevano sulla pagina, padroni della mia volontà. Ci misi poco, forse un’ora. Infine, lo rilessi, corressi, e, con imbarazzo per l’incongrua tempistica, lo inviai.

Continua…

NO EAP, Editoria A Pagamento

Quando iniziai a propormi come autrice alle case editrici ero una vera neofita del mondo editoriale. Immaginavo che ci fossero realtà di vari livelli, con potenziale differente rispetto alla promozione e dunque alle risorse da investire su una determinata opera. Immaginavo anche che le grandi case editrici, note a tutti e spesso presenti anche con molti punti-vendita, avessero una struttura piramidale, e fosse perciò difficile stabilire un rapporto proficuo. Immaginavo, infine, che per un’autrice esordiente fosse improbabile essere presa in considerazione, vista la poderosa mole di quattrini investiti sui soliti noti, in grado di trascinare il pubblico, talvolta anche a prescindere dai contenuti.

Nella mia totale inesperienza vedevo perciò una strada molto in salita, paventando molti silenzi e altrettanta indifferenza, che visualizzavo con il movimento sul tasto destro del mouse e la selezione della funzione “Elimina”.

Ero dunque alquanto priva di aspettative, e le poche residue, sopravvissute al mio pessimismo, erano riservate alle case editrici medio-piccole. Di fronte ad una struttura meno elefantiaca, mi dicevo, magari c’è una piccola possibilità che qualcuno apra il mio file e gli dia un’occhiata.

Scorrere le directory sulle case editrici, attraverso cui raggiungere i loro siti ufficiali, è stato un lavoro molto istruttivo. Già a partire dalle condizioni che ponevano per l’invio del materiale si notavano atteggiamenti molto emblematici. Quello che più mi colpiva era: “Accettiamo solo manoscritti in forma cartacea; qualsiasi invio in formato elettronico verrà immediatamente eliminato senza essere visionato”.

Era forse una burla? In un momento storico in cui il pianeta ci mostra una grave sofferenza per la scempiaggine delle nostre azioni, ponendoci di fronte ad un’irreversibilità che solo decisioni responsabili e ferme potranno rallentare, cosa fanno molti mostri sacri dell’editoria? Impongono all’aspirante autore l’utilizzo di centinaia di fogli di carta, che significano abbattimento di alberi, produzione di anidride carbonica e tutte le conseguenze che nessuno oggi può dire di ignorare, e infine pesanti spese di spedizione. Per essere poi considerato neanche degno di due righe di risposta.

Scartate tutte le case editrici che pretendevano l’invio cartaceo, mi sono concentrata su quelle che invece richiedevano il file di testo, accanto ad una sinossi, una breve biografia e, talvolta, anche la compilazione di un modulo. Su queste basi, ho cominciato a candidarmi, ricevendo ben presto riscontri positivi. L’entusiasmo era inevitabile, anche perché i redattori che mi contattavano dimostravano con chiarezza di aver letto il mio romanzo, citando con cognizione di causa risvolti, personaggi e tematiche precisi. Si arrivava così al momento fatidico in cui proponevano l’invio del contratto.

Wow! Un contratto per la pubblicazione della mia creatura… Un sogno che si realizzava. Iniziavo a scorrerlo con emozione, leggevo con voracità il numero di copie previste per la stampa, l’impegno che l’editore avrebbe profuso nella promozione, la tempistica, il numero di pagine, la copertina e tante altre condizioni. Finché raggiungevo la clausola fatidica: “L’autore s’impegna all’acquisto di 80 copie della sua opera al costo complessivo di € …“.

Continua…

La “doppia vita” dello scrittore

La scrittura, è innegabile, nasce innanzitutto dalla lettura. Durante un recente incontro, uno scrittore molto affermato, a cui ho donato con entusiasmo una copia de La leggenda di Nitrodi, mi ha sorpresa con un’affermazione per me imprevedibile: “Quando si scrive, non bisogna assolutamente leggere. Una volta terminata la propria opera, si può riprendere a leggere tutto ciò che si desidera. Dunque appena terminerò il romanzo in corso di scrittura, leggerò molto volentieri il tuo libro”. Al di là dell’emozione che provo nel pensare che la mia piccola creatura verrà letta da uno tra gli scrittori che amo di più (magari, mentre scrivo, sta già accadendo…), ho riflettuto a lungo su questo pensiero, chiedendomi quale fosse la ragione per cui lui ritenesse necessario scindere queste due fondamentali attività e, nel contempo, se averlo sempre fatto avesse prodotto effetti negativi sulla mia pubblicazione.

La deduzione maturata dopo tanto lavorio mentale è stata che, a suo parere, la lettura potesse influire sui contenuti e sullo stile del proprio scritto, alterandone la naturale evoluzione e struttura e inquinandone la soggettività. Probabilmente lui ritiene che se ne perda in concentrazione ed energie, mentre entrambe dovrebbero essere dedicate in toto alla propria opera.

Resto nel dubbio (per quanto mi riguarda, naturalmente), poiché, da un lato, riconosco che ciò che si legge influisce sul proprio pensiero e, dall’altro, ritengo che ogni opera letteraria sia sì il frutto di quanto si esperisce nella propria esistenza, ma anche di quanto si legge e si studia. Accanto a queste motivazioni ce n’è un’altra molto oggettiva: non riesco a non leggere. La spinta che sento dentro è talmente forte da non fermarsi neanche davanti ad una regola espressa da uno dei miei scrittori preferiti. Mi frustrerebbe troppo la non lettura, seppur temporanea, al punto da aver sempre necessità di sapere che ho pronti da leggere diversi volumi e, quando la disponibilità comincia a scarseggiare, di dovermi rifornire di nuovi. Senza, mi sento sola, smarrita, svuotata. Nel momento in cui preparo le valigie prima di un viaggio, valuto quanti libri portare – certo, prediligere l’e-book mi consentirebbe un carico molto minore nel bagaglio ed una scelta pressoché infinita, ma proprio non riesco a votarmi al libro elettronico. Se con un testo sono già a buon punto, lo lascio a casa per non rischiare di finirlo e ritrovarmi senza nulla da leggere; ne prendo così uno non ancora iniziato e che sia sufficientemente lungo da consentirmi di terminare il viaggio senza restare priva di “carburante”.

Perché questa dettagliata introduzione? Semplicemente perché, contravvenendo alla regola esplicitata in alto, e continuando a leggere pur essendo in fase di scrittura del seguito de La leggenda di Nitrodi, mi sono imbattuta in uno dei tanti impareggiabili racconti di Andrea Camilleri che mi ha fatto riflettere su un pensiero che il mio editore mi ha espresso più volte: “Non si può vivere di scrittura. Bisogna necessariamente fare un altro mestiere per vivere, mentre la scrittura può solo rappresentare una seconda attività, in cui riversare la propria passione e soddisfare i propri bisogni espressivi”.

Ma andiamo con ordine. Il racconto di Camilleri, dal titolo Un siciliano e la sua doppia vita, esprime proprio lo stesso concetto del mio editore, il quale, non a caso, deve esercitare una seconda attività: il consulente letterario, a cui affianca quella di docente in corsi di scrittura, tecniche di sceneggiatura e storytelling (e, anche se la definisce di puro diletto, di scrittore). Ma scrivere è innanzitutto diletto.

Estratto da “Un siciliano e la sua doppia vita” di Andrea Camilleri

Sì, perché oggigiorno mantenere in piedi una casa editrice NON A PAGAMENTO (spesso indicata con l’acronimo NON EAP) è oneroso sino all’incredibile. Ma questa è un’altra storia.

Quando ho deciso di candidarmi presso le case editrici, non speravo certo di dare una svolta economica alla mia vita, ma solo di trovare un canale efficace per esprimermi. E questa è stata una saggia premessa, giacché l’Italia (ma a quel che afferma Camilleri anche il resto d’Europa) non consente di vivere di scrittura. Non a caso cita Kafka, un Grande anche a mio parere, che per vivere dovette comunque continuare a fare il bancario. Ma gli esempi si moltiplicano anche al giorno d’oggi. Sono rarissimi i casi in cui uno scrittore è solo tale, come Camilleri, De Giovanni e Carofiglio, che in ogni caso hanno dovuto affiancare a lungo la professione di regista teatrale nel primo caso, ancora una volta di bancario nel secondo e di magistrato nel terzo. Solo dopo molti anni hanno avuto il privilegio di poter scegliere e dedicarsi finalmente alla loro amante più esigente: la scrittura. Si tratta però di eccezioni, mentre la regola vuole che la vita del narratore debba proseguire su un doppio binario.

Di primo acchito verrebbe da pensare che la causa di questa impossibilità a vivere di scrittura sia dovuta alla scarsità di lettori in Italia. Questa è senz’altro una ragione, peraltro grave e senza speranze immediate di cambiamento, allo stato attuale. Ma non si spiega per il resto d’Europa, fatte salve le solite, scarse eccezioni.

E allora il quesito diviene ancor più vasto e inafferrabile. Senza tuttavia riuscire a trasformarsi in barriera insormontabile, perché scrivere consente non solo di esprimersi, di raccontare storie e tentare di veicolare messaggi, bensì anche di superare lo sconforto, il senso di solitudine e il dolore.

La sfilata delle barche allegoriche alla festa di Sant’Anna 2019

La barca de La leggenda di Nitrodi

Appuntamento annuale con la festa di Sant’Anna rispettato: la sfilata si è svolta puntuale il 26 luglio di fronte ad un pubblico numerosissimo e curioso, come sempre, di scoprire i “volti” delle barche in gara.

Tra queste c’era anche La leggenda di Nitrodi, un progetto difficile e complesso, sia dal punto di vista concettuale (ossia la rappresentazione visiva e sonora della moltitudine di temi e contenuti del libro), sia sotto l’aspetto registico, scenografico, coreografico, musicale e narrativo.

La barca de La leggenda di Nitrodi

Quando ho deciso di dar vita alla barca, immaginavo sì l’impegno e l’attenzione necessari, ma non tutto il lavoro mentale e pratico che ne sarebbero derivati. Il progetto ha richiesto oltre due mesi di elaborazione ed il coordinamento di molte diverse “forze”, tutte egualmente determinanti: dall’autrice al costruttore, dal regista al tecnico del suono, dalla voce narrante alla coreografa, dalle ballerine alla costumista.

La barca de La leggenda di Nitrodi

Gli imprevisti si susseguivano imperterriti, il tempo scorreva implacabile, ciascuno doveva rinunciare a qualcosa nel nome della riuscita del progetto.

Infine, la barca è nata. E vederla sfilare placidamente nelle acque della Baia di Cartaromana, accompagnata dalle note di Morricone e dagli estratti del mio libro, è stata una profonda emozione.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito, con passione, pazienza e dedizione, alla sua realizzazione.

Video integrale della sfilata (il minutaggio de La leggenda di Nitrodi va da 1:24:00 a 1:40:00 circa):

https://www.nuvola.tv/87esima-edizion-festa-a-mare-agli-scogli-di-s-anna-video-integrale-della-serata/

Quando la musica e la scrittura si fondono, creando armonia

Pino Daniele magistralmente interpretato da Raffaele e Matteo

Un vero e proprio valore aggiunto per la presentazione de La leggenda di Nitrodi presso la boutique ‘A Putechella del 7 giugno 2019: la versione accattivante di Quann chiove e Je so’ pazz del grande Pino ad opera di Raffaele, voce graffiante e potente e Matteo, avvolgente chitarra acustica.

Il mini-concerto di Raffaele e Matteo

E così anche la matrice musicale de La leggenda di Nitrodi ha trovato il suo giusto spazio e riconoscimento. Non poteva essere altrimenti, anche perché il grande cantautore partenopeo è citato con passione nel mio racconto, accanto ad altre pietre miliari della musica. Ed è proprio la musica in sé, ad essere co-protagonista della storia, accanto ai tanti altri temi trattati nel libro.

Il mini-concerto di Raffaele e Matteo dedicato a La leggenda di Nitrodi

Affrontare àmbiti impegnativi, accanto ad altri più leggeri, mi è stato possibile grazie alla scrittura per sottrazione, operazione complessa da attuare, ma sbalorditiva (laddove riesca) nel risultato: porgere una storia, con tutte le implicazioni che contiene, lasciando che sia poi il lettore a dedurre, a desumere, a farsi un’idea di ciò che emerge tra le righe. A cui ciascuno dà un peso e una rilevanza differenti, in base al proprio sentire. In ogni caso si giunge all’obiettivo: rendere il lettore parte attiva della storia e del suo processo di lettura.

La presentazione presso ‘A Putechella

La leggenda di Nitrodi presso ‘A Putechella

Presso la boutique A Putechella, nel cuore del borgo storico di Ischia Ponte, venerdì 7 giugno si è svolta la nuova presentazione de La leggenda di Nitrodi, in concomitanza con il primo Borgo in Festa 2019 e le riprese della fiction Storia del nuovo cognome, tratta dal secondo volume della tetralogia L’Amica geniale di Elena Ferrante.

Un’esperienza differente rispetto alle precedenti, sia per l’ambientazione e dunque la scenografia sia per l’atmosfera. In realtà, non si trattava di un debutto per Alessandra e la sua Putechella, giacchè anche l’anno scorso vi aveva organizzato eventi culturali.

L’afflusso del pubblico è stato più scaglionato nel tempo, consentendomi di dialogare ogni volta con piccoli gruppi di persone (e gli stuzzichini nonché il buon vino bianco ghiacciato sono stati degni accompagnatori della serata).

La leggenda di Nitrodi

Inoltre, la presentazione è stata impreziosita dalla partecipazione di Raffaele e Matteo, che hanno offerto grande suggestione grazie all’interpretazione per chitarra e voce di alcuni grandi classici di Pino Daniele.

Percepire l’interesse dei partecipanti, “registrare” la loro intensa curiosità verso il libro in sé e le tematiche che propone, e cercare di rispondere con efficacia alle loro argute domande è stato stimolante e gratificante nel contempo.

Tra passato e presente, proprio come La leggenda di Nitrodi

Recensioni dei lettori 4

La leggenda di Nitrodi

“Non ci crederai, ma ho appena finito di leggere il tuo libro: bello, apparentemente semplice, ma profondo come solo una donna sa essere. Brava! E sbrigati a pubblicare il seguito!”

Michela

Rossana con la sua copia de “La leggenda di Nitrodi”

Acquistato, letto e recensito in 24 ore…:

“Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata l’analisi psicologica: come te, anch’io sono appassionata di psicologia. Vedere come hai accennato ai vari stati d’animo, alle varie scuole di pensiero e alle tecniche di rilassamento, senza diventare didattica o troppo tecnica, mi ha catturata. La storia, poi, “scorre” senza intoppi, convince e affascina anche per l’ambientazione suggestiva.”

Rossana

Estratto de “La leggenda di Nitrodi”

Ho conosciuto Tina, e, conoscendola, ho comprato il suo libro. Ho cominciato con le due righe di poesia di Alda Merini, e già qui ho capito che si andava in un terreno diverso. E poi devo dire che mi sono immersa in questo libro, apparentemente semplice, costruito in maniera classica, senza debordare da nessuna parte. Si navigava tranquilli (si fa per dire), ma in una semplicità vincente. Poi ho capito che c’era ben altro sotto, dentro o dove insomma vogliamo trovarlo. Veramente è stato piacevolissimo, in realtà molto più che piacevole. È stato un incontro, questo libro. E quindi: grazie, Tina.”

Donatella

Il verde nel verde

Non riesco a esprimere cosa ho provato a leggerlo. Posso solo dirti: brava, lettura semplice, diretta, coinvolgente.

Arrivata all’ultima pagina, l’unico pensiero è stato: “Quando ne pubblicherà un altro?“.

Io aspetto e tu scrivi.

Luisa

Recensioni dei lettori 3

La leggenda di Nitrodi.

Iniziare la giornata con un messaggio che comunica empatia e apprezzamento per il proprio libro è avvolgente, oltre che emozionante. Lo sarebbe altrettanto se si trattasse di una critica negativa, perché credo davvero che anche queste insegnino molto. L’emozione ci sarebbe ugualmente, affiancata da un’attenzione mirata ai propri errori o “scivoloni” espressivi.

In questo caso la partecipazione della lettrice è stata positiva e stimolante:

Ho letto tutto in un fiato il tuo libro. Complimenti, è una storia molto avvincente, io speravo in… [n.d.a.: omissis (per non svelare l’epilogo)].. Lisa è lo specchio di tutte noi, in un certo senso… Bello, bello, bello!!!”

Maria

Estratto de “La leggenda di Nitrodi”

Un bel racconto con un tocco di autenticità. Molto bella questa descrizione emotiva (n.d.a.: foto in alto).

Penso che la lettura di un libro possa aprire sempre nuovi spunti di riflessione. In particolare, queste opere che riguardano il nostro territorio e la realtà circostante, dovrebbero aiutare a capire la ricchezza e la fortuna che noi abbiamo di poterli vivere.

Il tuo è un libro alla portata di lettori di diverse età. E mi è piaciuto molto.”

Elisabetta

Forio (isola d’Ischia)

Complimenti per il tuo racconto, ben intrecciato, amabile nella lettura.

Il tuo racconto è per me come un cesto. Il tipico e tradizionale cesto per i limoni, i pomodori, le erbe del Golfo. Attraverso la lettura si possono annusare i profumi, gustare i sapori. E, come in un cesto, si intrecciano fluide le memorie, le esperienze e le leggende. Che poi leggende non sono.

Walter

Oasi della Fonte di Nitrodi

Ho pianto dall’emozione nel leggere il tuo racconto. Ha toccato corde profonde, e accorgermi che ero lì, proprio in quei luoghi descritti, con le tue parole tra le mani, mi ha profondamente emozionato… quasi un cerchio che si chiudeva.

Arianna

Recensioni dei lettori 2

Una scoperta inattesa

“Ho acquistato questo libro su consiglio di un’amica che aveva assistito alla sua presentazione e l’aveva già comprato.
Ero stato due volte a Ischia, mentre a Napoli c’ero solo passato per raggiungere l’isola. Avevo anche trascorso una giornata a Nitrodi, e così mi sembrava divertente leggere qualcosa su questa terra.
Devo dire, però, che la lettura mi ha portato molto più lontano, nel senso che il libro tratta di molti più argomenti rispetto alla semplice esaltazione di quei luoghi, senza dubbio molto belli. Al termine del romanzo ho avuto di che riflettere, e, accanto alla voglia di tornare a Ischia e conoscere meglio Napoli, ho sentito crescere pensieri legati all’analisi sociale e psicologica che emerge tra le righe, inclusa la terribile violenza di genere e il tema molto attuale dell’emigrazione. Nel libro questi fatti si sono svolti nel passato, ma hanno portato conseguenze sino ad oggi e soprattutto si mostrano molto aderenti alla realtà odierna. 
La figura della protagonista mi ha colpito, anche perché riflette alcune caratteristiche di mia sorella e lascia emergere sensazioni conflittuali causate dalle radici e dalle scoperte che la protagonista vive durante il suo soggiorno in Italia. Il segreto di cui scopre l’esistenza, che ad un occhio esterno potrebbe apparire di poca importanza, mi riporta invece ad un vissuto familiare che credevo di avere elaborato e che invece ha lasciato delle tracce profonde in me, oltre che in mia sorella. “

Marco

Il Vesuvio da Via Caracciolo con Castel dell’Ovo

“Il libro è interessante. La narrazione ci porta a scoprire, insieme alla protagonista, le bellezze e anche le tradizioni di Napoli e di Ischia. Il linguaggio è fluido e di facile comprensione.”

Ylenia

Castel Nuovo, chiamato anche Maschio Angioino

“Lisa, psicoterapeuta, decide di intraprendere un viaggio intercontinentale che dal Canada la porterà nel sud Italia. Viaggio che le permetterà di immergersi nella storia della sua famiglia che, scoprirà, affonda le radici nella lontana isola di Ischia.

Riavvolgendo il nastro dei ricordi attraverso la scoperta di verità inaspettate, Lisa aggiungerà nuovi tasselli alla trama di cui è composta l’intricata tela della sua vita.

Con l’atterraggio a Napoli, la protagonista si immerge immediatamente negli usi, nei sapori e nelle tradizioni di una città che non ha mai visto, ma che sente scorrerle nelle vene.

Sente forte dentro di sé il richiamo della terra dalla quale proviene sua nonna, la donna che le ha insegnato, insieme all’italiano, una “pioggia di espressioni idiomatiche, un ruscello imperioso ma soave di proverbi infallibili che conservano in se un pizzico di saggezza popolare che tradurre sarebbe impossibile:

Nasce l’erba affoga ’u grano,

‘a gallina fa l’uovo e ’u gallo l’abbrucia ’u mazzo,

e solde fanno venì ’a vista ’e cecate, quann’ ’o diavulo t’accarezza, vo’ ll’ànema…”.

Circondata dalle audaci e prorompenti bellezze dell’isola, Lisa viene a conoscenza del segreto di famiglia, quel segreto di cui mai aveva sospettato e dal quale deriva la storia della sua vita.

Di certo grazie alla complicità della tramontana, il verde era prorompente.

Il verde prorompente…

Lo sguardo si perdeva fra terrazzamenti di alberi, piante, rocce e cespugli di piante aromatiche da cui salivano profumi inebrianti.

Fin su alla cima del costone di montagna il verde era incessante, in una lotta senza vincitori con l’azzurro del cielo, nel frattempo tornato sereno.

Pensò con gratitudine a Lucia, che la aveva indirizzata davvero al meglio”.

In un viaggio tra mito e realtà, la protagonista ritroverà un assetto nuovo e arriverà alla conclusione di tutte le sue ricerche. Ritornerà laddove era partita e con la consapevolezza di aver ritrovato il suo posto nel mondo per la prima volta.

La Leggenda di Nitrodi è un romanzo compatto e denso di sentimenti, dallo stile narrativo diretto ed elegante, capace di trasportare il lettore in un viaggio attraverso il mito, soprattutto donna, che aleggia intorno all’isola enfatizzandone la rigogliosa bellezza paesaggistica e le sue indubbie risorse.

Il messaggio della scrittrice Tina Taliercio vuole essere, oltre che un invito alla riflessione verso il patrimonio storico, culturale e umano che rende Ischia una perla rara incastonata nel Golfo di Napoli, un richiamo al rispetto e alla difesa di tale eredità.

Il colore della copertina richiama la tonalità delle candele d’aprile, ossia le gemme giovani delle pinacee, che rappresentano una parte molto importante del patrimonio boschivo e naturale di Ischia.”

Elemoire

“Ho trovato il tuo libro ambizioso. Un romanzo che abbraccia molte tematiche… l’amicizia, la famiglia, il disagio esistenziale, il ritrovamento di se stessi… insomma, mi ha convinto.”

Danilo

La famiglia e il disagio esistenziale ne “La leggenda di Nitrodi”

Il tortuoso percorso di una scrittrice esordiente

Scrivere un libro è solo il primo passo di un lungo cammino: una volta concluso, inizia l’iter dell’editing. Procedimento fondamentale per dargli la forma più idonea alla lettura, richiede molto tempo e di certo lo stesso impegno della stesura dell’opera; è peraltro impossibile per l’autrice eseguirlo da sola, giacché i propri occhi non sarebbero in grado di osservare il testo con il giusto spirito critico.

Una volta terminato, tocca agli apparati critici, alla copertina, all’impaginazione e ad altri aspetti tecnici, che portano infine al “Visto, si stampi“: è questa l’espressione-chiave con cui l’opera arriva in tipografia, dove nasce, finalmente, il libro.

Ok, ora esiste, l’entusiasmo è alle stelle. Toccarlo, sfogliarlo, rileggerlo, convicersi che quello è proprio il TUO libro è un’emozione da ricordare. D’accordo, ma siamo sempre appena a metà del guado. Sì, perché ora bisognerà pure che il “mondo” si accorga della sua esistenza. Certo, l’editore farà la sua parte, inviandolo a recensori, critici, riviste letterarie, blog, quotidiani, giornalisti e via discorrendo, ma molto lavoro spetta anche all’autrice.

Così comincia la nuova esperienza globale della scrittura. Bisogna organizzare le presentazioni, scegliere le date e i luoghi giusti, i partner idonei a supportare e comunicare con efficacia, i canali funzionali alla veicolazione del messaggio. Allora l’autrice, con una crisi di panico che le aleggia intorno e soprattutto dentro, si chiede: “Ma cosa dovrò dire e fare?”. Bel dilemma. Poi crede di trovare pure una risposta: “Hai assistito a tante presentazioni. Alcune le hai anche filmate. Poi ce ne sono un’infinità su youtube: guardale e vedrai che avrai risolto il problema”.

Col piffero. Trovarsi dalla parte del pubblico, magari di fronte ad uno dei tuoi scrittori preferiti (o scrittrici, naturalmente) è molto semplice, soprattutto perché ne ami talmente le opere da essere cosparsa di benevolenza su qualsiasi cosa venga detta. Ora, invece, ti troverai dall’altra parte del tavolo, sotto i riflettori, con la salivazione a zero, il desiderio di non deludere i presenti (tra i quali, manco a dirlo, la tua famiglia ed i tuoi amici – di certo i giudici più intransigenti, ahi!) e il bisogno di mettere insieme almeno un paio di concetti coerenti e accattivanti.

Ti figuri il tutto nella tua mente, dopodiché il buio cala su di te. “Non ce la farò mai” è la conclusione che ti sommerge insidiosa. Bene, o meglio, male, molto male. Perché se qualcosa può andar male, andrà male, come recita la legge di Murphy. E allora, le allucinazioni assumono un carattere catastrofico, proiettandoti in un futuro distopico, nel quale tutte le tragedie si abbatteranno su di te proprio nel giorno e nell’ora della tua prima presentazione: ti ammalerai (trasmettendo involontariamente il tuo virus a tutto il parentado, che pure avrebbe costituito buon “materiale umano” per riempire la sala), ci sarà un black-out interminabile, una tempesta scuoterà l’isola d’Ischia, gli alieni (molto perversi, inutile dirlo) invaderanno il pianeta, scoppierà la terza guerra mondiale…

E che diamine! Datti una calmata! E, visto che ti piacciono tanto le leggi di Murphy, eccone un’altra che magari saprà tirarti fuori dal burrone in cui ti sei gettata da sola:
1. Se il tempo è estremamente brutto, ci sarà poca gente in sala.
2. Se il tempo è estremamente bello, ci sarà poca gente in sala.
3. Se tutti i riflettori si sono rotti, ci sarà un pienone
.”

Ok, allora vada per i riflettori rotti… E così, pian piano la scrittrice esordiente si fa coraggio, confortata dalle compagne di viaggio che ha la fortuna di ritrovarsi al fianco. Scopre subito che bisogna lavorar sodo per preparare la presentazione: va stilata una scaletta completa di contenuti con gli interventi di ognuna di noi, vanno calcolati i tempi, va preparato il video di apertura e quello di chiusura, vanno approntati gli strumenti tecnici, inviate le newsletter per diffondere l’evento, redatti i post che promuovono la presentazione, provati e registrati i vari passaggi per cercare di ridurre le “papere”…

Grazie all’apporto sostanziale delle tue compagne di viaggio riacquisti un po’ di fiducia e coraggio. Murphy tuttavia incombe malevolo: nel giorno fissato per la prima presentazione complotta ben bene con Eolo e Nettuno, scatenando una tempesta di vento memorabile con conseguente mare agitato. Giove non mi risulta raggiungibile, il resto dell’Olimpo è in ferie a spassarsela, e tu te ne stai lì a ricevere i messaggi di amici e parenti che si scusano per non poter partecipare. “Hai ragione, mannaggia, sarà per la prossima” e via di questo passo a confortare.

L’ora si avvicina. Le compagne di viaggio sono all’opera con gli apparati tecnici e con le iniezioni di ottimismo all’incespicante scrittrice esordiente. Ehi, ma cos’è quel gruppetto che si avvicina? E l’altro che lo segue? Il coraggio delle sfide! La sala comincia a riempirsi! Ben presto bisogna aggiungere altre sedie… E le luci funzionano pure! Murphy si sarà distratto?

La presentazione alla Biblioteca Comunale Antoniana comincia…

Poi tutto segue il suo naturale cammino: rotto il ghiaccio con sé stessa, l’autrice ascolta le sue compagne che catturano l’attenzione, stimolano la curiosità, analizzano, propongono, deducono. E la tensione si scioglie. La presentazione scorre liscia come un bob sulla neve, come una barca sul mare calmo; ogni anello si congiunge al successivo. Qualche intervento fuori scaletta, un pizzico d’ironia qua e là, le diapositive si susseguono efficaci, puntuali, calzanti.

Un momento della presentazione alla Biblioteca Comunale Antoniana
Ma allora è tutto vero?

Al termine, dopo i ringraziamenti di rito al pubblico presente, inizia una fase sorprendente per l’ancora impacciata scrittrice esordiente: tutti si avvicinano per congratularsi, scambiare qualche opinione sui contenuti esposti e comprare il libro… Comprare il mio libro??? Sono allibita! Ma come, in così tanti sono curiosi di leggere un libro con solo testo??? Senza immagini e per di più di carta? Nell’epoca in cui tutto è virtuale, dove tutto funziona solo tramite foto e video? Lo stupore deve necessariamente attendere: sì, perché, oltre ad acquistarlo, desiderano anche una dedica! Una dedica da me che non sono nessuno? Stupefacente… Sarà un sogno e tra poco mi sveglierò!

Sogno o son desta?

Invece no, era proprio realtà! Che sensazione unica, speciale, memorabile. Il bello è che tutto il calore, l’interesse, la vicinanza si sono ripetuti anche nelle esperienze successive alla Fonte delle Ninfe di Nitrodi e al Torrione. E spero che questo accadrà anche per le prossime presentazioni, a cui mi approccerò sempre con l’umiltà e la cautela che sento, ora, ancor più dentro di me.

Alla Fonte delle Ninfe di Nitrodi
Alla Fonte delle Ninfe di Nitrodi, dove unire benessere e lettura…
Al Torrione
Al torrione si spazia anche nell’ironia…
Con le mie “leggendarie” compagne Lucia ed Elena

Recensioni dei lettori 1

Video con alcuni estratti de “La leggenda di Nitrodi”

“Romanzo breve ma denso di significati; accanto al viaggio reale della protagonista si modula il percorso interiore di cambiamento, apprendimento e scoperta. Con una scrittura lieve ma forbita, si viene catapultati nella magia dell’isola Verde, dove parole, immagini e paesaggi si mischiano in un bailamme di emozioni. Coinvolgente anche la postilla dell’Autrice.

Tina, hai scritto un romanzo veloce molto delicato ed emozionante, spero di trovare presto altre tue opere.”

Alberto

“Amo i miti e la storia di Tifeo mi ha incantata. Le lacrime che diventano sorgente, e il respiro vulcano. E mi ha ricordato delle ore passate con il naso tra le pagine delle Metamorfosi di Ovidio e di come nella mitologia anche le punizioni più estreme, il dolore per la morte di figlio, per un amore strappato via, generi bellezza.

Ex-voto a Nitrodi

È bello pensare ad una natura che sia viva, perché riflette ed intrappola le nostre passioni e ce le ripropone in altra forma che solo alcuni riescono ad ascoltare, come le donne che credono nella magia di quell’acqua. Anche la donna che comprende come non legare un uomo sia espressione di amore, forse la più bella perché legata alla libertà ma è anche una presa di coscienza difficile da accettare. A me l’ha insegnato mia madre (che ha la stessa età dell’autrice, del resto): è una cosa che razionalmente e concettualmente accetto ma a cui le mie viscere si ribellano: mi preparano potenzialmente ad un dolore che spero di non vivere.

Insomma, il racconto mi ha turbato, lasciato anche un po’ di amaro in bocca, ed è appassionante proprio perché gli incubi li ho vissuti con le sue descrizioni.”

Francesca

“Un’ora e mezza per leggere questo libro. Ben spesa. Mi ha colpita la varietà di temi trattati dall’autrice: al di là dell’evidente desiderio di portare in primo piano la sua terra, e trasmettere la voglia di conoscerla, è importante l’analisi sociale sia delle generazioni passate che di quella attuale. Molta attenzione viene riservata anche al quadro psicologico dei personaggi, accanto al ruolo giocato da leggende e miti.

L’intreccio narrativo scorre fluido e lascia il giusto spazio all’aspetto introspettivo e alla scoperta dei luoghi. I legami familiari esistenti e l’evoluzione che si sviluppa a causa degli eventi, inducono alla riflessione. Alla base della storia, credo che l’autrice intendesse porre anche la violenza subita dalla donna, ben tracciata e determinante nelle scelte operate. Scelte dal peso totalizzante nel destino della protagonista.”

Anna

“La leggenda di Nitrodi” nel verde che l’ha ispirata

“Il libro è bellissimo. Si scopre l’amore in tutte le sue sfaccettature: l’amore per la propria famiglia, l’amore di una donna per il suo uomo, l’amore non corrisposto.

Singolare il viaggio che Lisa la protagonista effettua, è lo stesso fatto dalla nonna in senso inverso molti anni prima. Lisa con questo viaggio riscopre le radici della propria famiglia e le fa sue.

Ho respirato un’aria magica all’interno delle pagine dovuta alla descrizione dei posti meravigliosi della nostra isola.

Un’ulteriore riflessione: nel libro la protagonista si abbandona e affida con pacatezza e rispetto alle acque di Nitrodi, ed è proprio qui che succede il “miracolo”. Quando l’essere umano e la natura si avvicinano con rispetto reciproco ecco che si è capaci di dare luce ad una vita nuova.”

Antonio

Estratto de “La leggenda di Nitrodi”

“Ieri pomeriggio ho iniziato a leggere il tuo libro e in serata avevo già terminato. Devo farti veramente i miei complimenti, è un libro che si legge tutto di un fiato.

La parte che preferisco è quella iniziale, di quando Lisa arriva a Napoli e incomincia a descrivere i luoghi dandogli un’anima, e così quando arriva sull’isola.

Il finale mi ha lasciato un po’ d’amarezza, anche perché in tutto il libro trasmetti al lettore uno stato d’animo gioioso, una voglia irresistibile di visitare questi luoghi magici, seppure intervallata dalle scoperte di Lisa, che la lasciano piuttosto frastornata. Terminare questa lettura così avvincente con uno stato malinconico per me è stato triste. Capisco però che la vita non è una favola, e che il tuo intento era di narrare una storia aderente alla realtà. Certo, è un finale aperto, perciò mi sono fatto un’idea su come si svilupperà il sequel.

Comunque ribadisco: è stato un libro stupendo e non vedo l’ora di leggere il seguito.”

Alessio

Il valore delle recensioni

I lettori che hanno speso un po’ del loro tempo per trasmettermi le sensazioni provate durante la lettura, parlano di una storia coinvolgente, imprevedibile e a tratti amara. Come d’altronde è la vita stessa. Ciascuno interpreta poi alcuni eventi secondo la sua visione soggettiva – come è giusto che sia – e ancor più questo avviene con l’epilogo.

Da questi commenti traggo molto insegnamento, oltretutto su un doppio binario: da un lato, percepisco che la storia narrata e ciò che questa porta con sé, a livello di metafore e significati per così dire “espliciti”, solleva comunque riflessioni differenti da lettore a lettore, e, dall’altro, che un ruolo altrettanto importante viene rivestito dalle parole non dette, che emergono tra le righe e, in misura ancora maggiore, acquistano una personalità differente in base all’identità di genere, d’età, di cultura e ambiente di vita di ciascun lettore.

La leggenda di Nitrodi

Tra le considerazioni che invece accomunano quasi tutti i recensori c’è l’attesa sentita del seguito della storia. Un segno significativo, che mi spinge ad andare avanti nella scrittura del secondo volume, già avviata da tempo.

I personaggi de La leggenda di Nitrodi sono entrati nell’immaginario del lettore, che ora li percepisce come fossero persone in carne e ossa, quasi come amici personali dei quali seguire con partecipazione le vicende.

“La leggenda di Nitrodi” inaugura la riapertura 2019 del Parco delle Ninfe di Nitrodi

"La leggenda di Nitrodi" è disponibile in maniera stabile alla Fonte delle Ninfe di Nitrodi

Giovedì 21 marzo, in occasione della riapertura della Fonte delle Ninfe di Nitrodi, l’ingresso è stato gratuito (come ogni anno) ed io vi ho trascorso la giornata insieme alla mia creatura, La leggenda di Nitrodi, per parlarne con gli ospiti e rendere omaggio alla mia isola e a Napoli!

La leggenda di Nitrodi ora è disponibile anche alla Fonte delle Ninfe di Nitrodi!

Con la complicità della primavera, che ci ha donato una splendida giornata di sole e tepore, la riapertura della Fonte delle Ninfe di Nitrodi è stata ricca di incontri e dialoghi. Gli ospiti hanno goduto dei suggestivi servizi a disposizione e, nel contempo, si sono avvicinati con viva curiosità alla mia opera, ponendomi quesiti interessanti e stimolanti, informandosi sulla sua nascita e formazione ed esprimendo le loro considerazioni e commenti sui contenuti che intuivano sfogliando il volume.

Durante tutta la giornata ho potuto raccontare come sia nata La leggenda di Nitrodi, che percorso avesse seguito fino alla pubblicazione e anche come si stia muovendo nel complicato mondo dell’editoria. Certo, è ancora ai primi passi, essendo uscita in tutta Italia da meno di due mesi, ma le recensioni che stiamo ricevendo in forma scritta o verbale ci mostrano un’empatia ed una risonanza intrise di calore.

La leggenda alla base della storia era ancora sconosciuta ai più, ed ha agito da apripista verso la scoperta delle numerose altre leggende in cui Ischia è protagonista. Conoscerle significa entrare in contatto con la Storia dell’isola e di Napoli, e scoprirne risvolti che hanno impregnato la nostra cultura di elementi poi radicatisi nella lingua e nelle tradizioni.

Al bar naturalista della Fonte delle Ninfe di Nitrodi

In definitiva, un’esperienza che conto di ripetere nel tempo, per comunicare con nuovi ospiti, ad Ischia per la prima volta o habitué della nostra isola.

La presentazione de “La leggenda di Nitrodi” al Torrione

Video della presentazione de “La leggenda di Nitrodi” al Torrione di Forio il 24 marzo 2019

La seconda presentazione dell’opera si è svolta in una dolce serata primaverile presso uno dei simboli più significativi della Storia e dunque della cultura ischitane, il Museo Civico Il Torrione, nel centro storico di Forio.

L’antica torre d’avvistamento, che ospita le importanti opere d’arte scultorea di Giovanni Maltese, oltre a molti altri eventi nel corso di tutto l’anno, è stato l’habitat ideale, dopo l’esordio alla Biblioteca Comunale Antoniana di Ischia Porto, per continuare la divulgazione de La leggenda di Nitrodi, Divergenze Editore, che non intende solo enfatizzare le bellezze naturalistiche e storiche dell’isola d’Ischia e di Napoli, bensì si propone di sollecitare la riflessione su molti temi, attuali e senza tempo.

Uno dei propositi ai quali, insieme alle mie compagne di viaggio Elena Mazzella e Lucia Annicelli, desidero tener fede è di offrire di volta in volta chiavi di lettura differenti dell’opera, suggerendo sempre nuovi spunti di riflessione e nuove tematiche di discussione, giacché questo è proprio uno dei cardini del mio libro: includere nelle sue circa cento pagine una miriade di argomenti che s’intersecano tra loro, armonizzandosi in una storia terribilmente attuale che ha però anche il pregio di cavalcare il tempo. Una caratteristica che si presta a fornire prospettive diverse di lettura e approfondimento a seconda della sensibilità del lettore ad uno o più aspetti della nostra epoca.

Ottimo afflusso di pubblico, competente organizzazione da parte dell’Associazione Culturale Radici, pregevole apporto di Elena e Lucia nonché dell’autore della postfazione, Eugenio Polcari, sono stati gli elementi alla base del successo dell’evento. Protrattosi ben oltre i tempi previsti, con mio grande piacere ho verificato che le tematiche proposte durante la presentazione hanno stimolato vivacemente le opinioni del pubblico, che, al termine della presentazione, ha dato vita ad un imprevisto quanto gradito dibattito su molteplici argomenti presenti ne La leggenda di Nitrodi, a dimostrazione del fatto che, quando si offrono contesti di qualità, la partecipazione si fa viva.

Il tavolo della presentazione de La leggenda di Nitrodi